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Abbiamo trovato questo post su Facebook (pagina “Informare x Resistere“) e ne condividiamo sia il testo sia l’immagine a corredo.
“Su una panchina qualsiasi nel cuore di Amsterdam, tre persone siedono fianco a fianco. Non si parlano. Non si sfiorano. Non si scambiano neppure un’occhiata. Tutti e tre hanno lo sguardo incollato ai loro telefoni, immersi in silenzi paralleli.
L’opera si intitola “Absorbed by Light” ma è stata presto soprannominata “Addiction” (Dipendenza) ed è una scultura firmata dagli artisti Karoline Hinz e Gali May Lucas.
Nessuna parola, nessun suono, eppure l’installazione urla. Urla la verità di un gesto diventato abitudine, di una quotidianità talmente familiare da risultare inquietante.
Questa non è solo arte. È un’immagine riflessa del nostro tempo. La panchina, che un tempo rappresentava il dialogo, l’attesa condivisa, l’incontro casuale, ora diventa il simbolo di una presenza solo apparente. I tre protagonisti sono lì, ma con la mente altrove. Intrappolati in una realtà digitale che si sovrappone — e spesso sostituisce — quella concreta.
E chi può dire di non essersi mai trovato in quella scena? Lo smartphone è ormai la nostra estensione: ci sveglia, ci accompagna, ci distrae. Lo prendiamo in mano per abitudine, anche quando non serve. E mentre scorriamo notifiche e feed, ci sfugge il volto di chi ci è vicino. Il silenzio si fa più fitto, le relazioni più sottili, le pause si svuotano di senso.
Siamo davvero così connessi come ci piace credere?
Gli scultori ci invitano a tornare a guardarci negli occhi, a ritornare all’ascolto autentico, al contatto umano non mediato da uno schermo. Ci spingono a riflettere su cosa stiamo trascurando mentre siamo distratti.
Perché forse il problema non è la tecnologia.
È quello che smettiamo di vedere, di sentire, di vivere, quando ci affidiamo a essa per riempire ogni vuoto.“
