Il fatto della settimana

Pubblicato il: 23 gennaio 2014 alle 1:23 pm

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Sabato scorso si è verificato un evento che ha  rivoluzionato e sparigliato il quadro politico. Il neo Segretario Nazionale del Partito Democratico, Matteo Renzi, eletto a furor  di Popolo nelle primarie dell’8 dicembre decideva di “dissacrare la Sede del PD” invitando niente poco di meno, che il condannato Silvio Berlusconi e ciò al fine di ricercare e trovare un’intesa sulla riforma elettorale.

Come ho scritto tante volte non sono mai stato simpatizzante del cavaliere, tanto meno dopo le condanne subite dallo stesso e l’eccessiva spavalderia tenuta nella vita vissuta.

La poca stima  per Silvio  non mi porta a fare ragionamenti sull’onda della simpatia o dell’antipatia ma di vedere dal mio punto di vista le ragioni che hanno portato il neo Segretario Matteo Renzi a far entrare in casa PD Belzebù-Berlusconi. Renzi  ha sconsacrato, insomma, il cosiddetto tempio sull’altare delle riforme possibili.

Ma i cosiddetti democratici la smettano di gridare allo scandalo e si ricordino che pochi mesi prima con lo stesso Berlusconi erano state raggiunte, anche se fuori dalla sede del PD, intese per l’elezione del Presidente della Repubblica dapprima con la candidatura di Franco Marini, impallinato dai franchi tiratori, seguita dall’altra intesa che ha riportato al Quirinale Giorgio Napolitano.

Gli ortodossi del Partito Democratico non debbono neanche dimenticare che l’attuale Governo Letta  è stato creato, grazie al compromesso politico col Cavaliere.

Ora si vorrebbe criminalizzare Matteo Renzi, che sbandiera da anni la necessità di riforme vere per l’Italia a cominciare da quella elettorale, solo perché ha ospitato l’avversario e nemico nella stanza dove c’è il quadro di Che Guevara?

Se critica si può muovere al Segretario, entrando nel merito dell’accordo, è quella relativa alla bozza di riforma della legge elettorale. E’ indubbio, infatti, che sarebbe assurdo modificare il “porcellum-uno” in “porcellum-due” con liste bloccate che non mettano i cittadini nelle condizioni di scegliere i propri parlamentari lasciando questa prerogativa nelle mani dei cosiddetti padroni delle istituzioni.

A questo punto  cosa fare? Nei prossimi giorni il parlamento verrà  investito della questione e dovrà procedere alla riforma. E’ opportuno che apporti  alla bozza Renzi-Berlusconi  gli opportuni aggiustamenti.

Un mio personale suggerimento. Berlusconi che  si oppone alle preferenze dovrebbe accettare o subire le primarie trasparenti e  obbligatorie per legge, come già da qualche secolo avviene negli USA. I cittadini dovrebbero recarsi alle urne una prima volta per votare il proprio partito e dare preferenza a un candidato e ad una  candidata. Sulla base della preselezione si andrebbe alle consultazioni politiche.

Un invito a Berlusca:  Dimostri veramente un minimo di spirito democratico e di rispetto per i cittadini!

Autore dell'articolo: Carmelo Raffa

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