Allevamenti intensivi di impiegati

Pubblicato il: 7 marzo 2015 alle 12:36 pm

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Li chiamano “open space“, sono gli enormi spazi “aperti” in cui gli operatori del terziario dovrebbero condividere le ore di lavoro con i propri colleghi. L’esempio classico dell’ottusità manageriale made in usa, un’idea bastarda che per diversi anni ha generato in america situazioni come quelle denunciate nel video che vi proponiamo.

Attacchi di isteria, instabilità emotiva, rifiuto della tecnologia, inquinamento acustico, scatti irrefrenabili d’ira improvvisa e chi più ne ha più ne metta.

I lavoratori “di concetto” che stanno per 8/10 ore al giorno dinanzi una scrivania e una serie di infernali apparecchiature tecnologiche (computer, monitor, fotocopiatrici, fax, telefoni, stampanti ecc. ecc.) sono stati da tempo etichettati come “risorse umane“, ma con l’avvento degli “open space” di “umano” è rimasto ben poco.

Trattati peggio delle “mucche da latte” nei capannoni degli allevamenti intensivi questi “schiavi” del terzo millennio si scontrano inevitabilmente con le problematiche delle “vite degli altri“, la convivenza lavorativa di massa è impossibile e genera disservizi e “malfunzionamenti” …. e lavorando tanto male si è meno produttivi, quindi tutto il contrario di quello che vorrebbero ottenere gli imbecilli psicopatici che hanno inventato questo sistema, i primi che avrebbero dovuto cambiare mestiere fin dalla metà degli anni ’90, quando questa tipologia di lavoro in “spazi di concentramento” ha preso campo.

Negli states sono già tornati indietro, in Italia invece, dove gli scimmiottamenti di manager e dirigenti incapaci sono pure “ritardati” rispetto agli usa, la moda tende ancora a restare, ma forse siamo sulla buona strada per fare un passo indietro, e non certo per gli interventi sindacali, in merito praticamente inesistenti.

Autore dell'articolo: admin

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