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La pensione secondo l’istat

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Proprio ieri, con la solita presupponenza, l’istat ha comunicato che in Italia l’anno scorso sono morte 67.000 persone in più rispetto al 2014.

Il comunicato di per sé non è tanto diverso dalle solite sciocchezze statistiche dell’istituto “filo-governativo” italiano (stranamente tutti gli studi realizzati da questo ente statale fanno comodo al governo per motivare le sue restrizioni economiche nei confronti del Popolo), ma assume un significato ben diverso nel momento in cui, riflettendoci un poco su, si ricollega ad una delle peggiori e più clamorose angherie che i lavoratori italiani hanno dovuto subire nell’intera storia della Repubblica: la cosiddetta riforma fornero.
L’istat calcola normalmente OGNI ANNO l’indice sull’aspettativa di vita in funzione proprio della età media degli italiani e della mortalità registrata negli ultimi 365 giorni.
E’ evidente che un aumento così sensibile del numero di deceduti in un determinato anno fa calare il calcolo statistico sulle aspettative di vita.
Ebbene, questa è la prova che la legge fornero è basata su una FORZATURA matematica che ne dimostra la enorme irregolarità: il dato sulle aspettative di vita, già di per sé aleatorio perché non perfetto essendo un dato statistico, è VARIABILE e cambia pure ogni anno, eppure è stato preso come PARAMETRO FISSO per stabilire rigidamente fino al 2050 l’età minima pensionabile.
Una class action contro lo stato che faccia rilevare questa incredibile incongruenza potrebbe suffragare, meglio di qualsiasi referendum, la richiesta di abolizione della riforma fornero.

Autore dell'articolo: Iron Icman

Iron Icman

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