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Referenboom boom

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Striscia la Protesta ha sempre evitato di esprimere esplicitamente opinioni in merito alla guerra in Ucraina, sia perché da subito l’umanità intera si è divisa in due correnti di pensiero diametralmente opposte fra loro, come ormai accade da trent’anni specialmente in Italia, sia perché nessuno dei nostri autori è stato mai d’accordo allo “schieramento” alla cieca solo “per sentito dire” come ha fatto la maggioranza degli italiani.

Nell’informazione pubblica non tutto è come sembra, anzi troppo spesso stampa e tv, ma anche certi post sui social, presentano i loro servizi giornalistici al fine di manipolare l’opinione pubblica verso un’interpretazione degli eventi che piace al sistema di potere locale o magari perfino internazionale.

Parliamo più chiaramente per non creare equivoci: gli Stati Uniti da diversi anni fomentano in tutti i modi dall’interno dell’Ucraina (specialmente dal 2014) il conflitto con la Russia, poi sfociato nella terribile guerra che sta distruggendo il Donbass e le regioni limitrofe. Questo per la tradizionale propensione degli americani a generare crisi politiche e scontri militari in ogni parte del mondo (ricordiamo l’Iraq, la Libia, l’Afghanistan ecc. ecc. l’elenco sarebbe lunghissimo) con l’avallo silenzioso, ma spesso anche militare di alleati occidentali come l’UE o la NATO; quest’ultima risulta ufficialmente un’alleanza politica e militare di molti stati geograficamente europei e di due appartenenti all’America settentrionale, gli USA e il Canada.

La NATO dunque è organo sostanzialmente bellico, per quanto sia stato descritto nel trattato che l’ha costituito nel 1949 (il Patto Atlantico) come istituzione DIFENSIVA per il blocco occidentale che si poneva in opposizione al blocco orientale dominato dalla ex Unione Sovietica.

Ma dalla sua creazione la NATO non ha quasi mai assunto caratteristiche difensive, fatta eccezione per certi eventi della guerra fredda fra i due blocchi di cui sopra. Non ci sentiamo di ritenere DIFENSIVI gli interventi in Iraq (nella prima guerra del Golfo), in Bosnia, in Serbia, in Libia e perfino in Siria per quanto in quella circostanza gli USA e i principali alleati europei siano intervenuti singolarmente e non sotto la bandiera ufficiale della NATO, ma in pratica è come se lo fosse stato.

Ora la NATO, l’UE e ovviamente i fabbricanti di guerra degli USA cosa intendono fare in seguito al prossimo referendum indetto da Putin nei paesi russofoni del Donbass? In proposito riportiamo lo stralcio di un articolo di Fulvio Scaglione (giornalista ed ex-vicedirettore di Famiglia Cristiana).

L’esito di questi referendum è scontato. Nel Donbass che da dieci anni combatte per la secessione, e nel Sud dell’Ucraina controllato dai russi, i votanti chiederanno l’annessione alla Russia, che prontamente la concederà. Quindi, dal punto di vista di Mosca, questi territori diventeranno Russia a tutti gli effetti. E Putin ha detto chiaro e tondo che “la Russia, quando sente minacciata la propria identità territoriale, ricorre a tutti i mezzi di cui dispone per difenderla. E questo non è un bluff”. Tradotto: se l’Ucraina attaccherà quella nuova parte di Russia (e Putin non a caso ha parlato della “grande Russia storica”), o peggio ancora attaccherà con un appoggio diretto e più esplicito dei Paesi occidentali, siamo pronti a usare le armi atomiche tattiche. È l’esito drammatico di una crisi in cui tutti i protagonisti hanno giocato al “tanto peggio tanto meglio”. Gli Usa hanno fomentato per lunghi anni il conflitto, come hanno fatto in ogni parte del mondo (dal Caucaso al Medio Oriente) in cui i loro interessi non fossero sufficientemente garantiti. La UE, e in primo luogo Francia e Germania che erano i garanti agli Accordi di Minsk, ha assistito ignava all’incancrenirsi del conflitto nel Donbass, che è diventato di colpo Europa solo dopo l’invasione russaIl Cremlino si è tuffato in una guerra da cui la Russia, anche se affermasse la propria autorità su una parte consistente dell’Ucraina, non può trarre reali vantaggi. L’Ucraina non ha mai avuto una seria intenzione di affrontare e risolvere il problema del Donbass senza ricorrere all’uso della forza. Il risultato è questo. Una minaccia di guerra atomica in un mondo già minacciato da una delle crisi economiche più profonde di sempre. In giro, nessuno. Nessuno che abbia un’idea solida di come uscire da questo vicolo cieco. E, quel che è peggio, nessuno che sembri intenzionato a provarci.”

In sostanza il seguito del referendum sembra profilarsi come l’ennesimo BOOM BOOM americano e filo-americano sul nostro pianeta, mentre i cosiddetti “grandi” del mondo (ma cosa hanno di così grande poi?) continuano a parlare di pace ma a inviare armi, a chiedere la fine della guerra ma a sostenere il conflitto sottobanco per curare gli interessi delle lobby delle armi, a fregarsene delle speculazioni (perché in tanti casi le crisi economiche sono solo speculazioni di intrallazzisti che profittano degli eventi – vedi ENI) che hanno fatto salire le bollette energetiche a livelli impossibili da sostenere, e ad atteggiarsi da eroi restando al sicuro in maglietta verde ma mandando a morte sicura i propri concittadini, obnubilati da futili discorsi motivazionali.

 

 

Autore dell'articolo: admin

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