Nuovo femminicidio: hanno ucciso la privacy

Pubblicato il: 14 settembre 2013 alle 1:07 pm

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“La profezia di George Orwell” olio su tela di S.Figuccia tratto dalla mostra personale “M.M.M. – Mute Mutazioni di Massa” anno 2007

Nei primi anni ’90 si lanciarono nel panorama discografico italiano gli 883 con il brano “Hanno ucciso l’Uomo Ragno“.

Già da allora il concetto di uccidere un uomo mascherato poteva assimilarsi alla odierna volontà del potere costituito di cancellare interamente la nostra segretezza privata, la nostra sfera dell’intimo, in un’unica parola (ovviamente inglese) la nostra “privacy“.

In effetti Max Pezzali, quando parlava di Uomo-Ragno nel 1992, alludeva più che altro al candore adolescenziale soppresso dall’avvento dell’età adulta, ma anche in quest’ottica il subentrare in un mondo nel quale nulla può essere più nascosto, per specifica imposizione di chi “comanda”, implica la “uccisione”, l’abbattimento, di quel micro-cosmo di intimità, di piccoli segreti, di riservatezza e confidenzialità che caratterizza la prima giovinezza.

In poche parole: è inevitabile che prima o poi dobbiamo adeguarci a restare “nudi” di fronte allo spietato occhio indagatore del “grande fratello” …. ormai il profetico romanzo “1984” di George Orwell è abbondantemente superato sia riguardo la collocazione temporale (sono passati trent’anni dalla data ipotizzata dallo scrittore), sia nella ricaduta sulla popolazione i cui effetti sembrano prospettarsi anche peggiori di quelli descritti nell’opera letteraria. 

E il maggiore impatto sulla popolazione italiana di questa sorta di “femminicidio” (pensiamo la privacy al femminile, e  la violenza subita risulta paragonabile alla infame brutalità che molte donne continuano a subire senza adeguate contromisure dello Stato e della società “civile“) viene amplificato dalla immane, gigantesca, smisurata “presa per i fondelli” imposta dal potere politico con la inutile figura del “Garante“, un personaggio che detiene pro-tempore l’incarico di far finta di vigilare sullo scempio della nostra “intimità”, che invece viene regolarmente perpetrato in tutti i modi possibili e immaginabili.

Basti pensare al mercato delle “banche dati“, che ufficialmente è vietato senza il consenso degli interessati, ma che in effetti viene pienamente tollerato con l’apposizione di una banale firma di “accettazione” che, volente o nolente, siamo tutti costretti a mettere sui fittizi contrattini che ci vengono sottoposti quando compriamo beni di consumo o servizi.

E questo scambio di dati sensibili  permette poi le persecuzioni telefoniche del tele-marketing (che il Signore abbia in gloria il suo inventore), le truffe a domicilio alle persone anziane che vivono sole, le tonnellate di inutile pubblicità cartacea che ci riempie la cassetta postale di casa.  E  il “Garante” guarda, sorveglia, vigila, soprintende, controlla, ma…. soprattutto si intasca la sua lauta retribuzione mensile per non fare proprio NULLA.

Ma lo scambio delle “banche dati” non è il solo caso di violenza sulla privacy. Ogni giorno riscontriamo una angheria nuova ai danni della nostra ormai quasi defunta segretezza. Ci sono le telecamere che stanno “fiorendo” all’interno delle nostre città e sui cigli delle nostre strade (ma questo “lo fanno per noi”, per la nostra sicurezza… e noi che ci lamentiamo perché ci arrivano i verbali con sanzioni per centinaia di euro perché viaggiavamo con la nostra Panda a 62 Km orari!), ci sono i pass che registrano quando entriamo e usciamo dagli uffici, le fotografie satellitari di Google che ci immortalano dall’alto evidenziando la nostra alopecia, o tonsura naturale che dir si voglia, gli incroci di dati informatici fra settori diversi della pubblica amministrazione, così può essere meglio ricercata l’evasione fiscale anche se sempre nell’ambito dei soliti regolari contribuenti…. ecc. ecc.

Ma il più nuovo e significativo esempio è la certificazione ISEE, l’ennesima porcata, varata di recente da qualche “genio” della burocrazia, necessario per la prima iscrizione all’Università. Se non fosse per la dolorosa sensazione di “spremitura di palle” che ne viene fuori leggendo la documentazione che viene richiesta, ci sarebbe da ridere per settimane intere.

Altro che violazione della privacy! In questo caso si può parlare di “catetere endo-fiscale“.

Vi riporto qui di seguito cosa viene richiesto per produrre un pezzo di carta con un numero che, almeno in questo momento, nessuno nelle Università italiane ne può comprendere il significato:

– Esibizione di tutti gli eventuali redditi conseguiti nel 2012 da tutti i componenti della famiglia (non è specificata fino a quale generazione di parentela)

– Esibizione rendite catastali di tutti gli immobili eventualmente posseduti da tutti i componenti del nucleo familiare.

– Piano di ammortamento di tutti i mutui gravanti sui citati immobili

– Se la casa è in affitto occorre esibire il contratto di locazione corredato del timbro dell’Ufficio Registro.

– Situazione Patrimoniale mobiliare al 31/12/2012 con i saldi dei conti correnti bancari, dei libretti a risparmio, dei titoli posseduti (BOT, CCT ecc.) per ogni istituto di credito nel quale tutti i componenti della famiglia intrattengono i rapporti.

Fortunatamente non ci viene richiesto il numero di paia di scarpe posseduto da tutti i componenti del nucleo familiare (chi ha moglie e figlie femmine andrebbe in rovina), l’eventuale possesso di protesi dentarie in oro, o l’elenco completo delle bomboniere in argento ricevute ai matrimoni dei parenti fino all’ottavo grado.

Ma la cosa più bella è che la suddetta “esibizione” delle nostre “intimità” dovrà essere fatta, non a un funzionario dello stato che, bene o male è già in possesso della nostra dichiarazione dei redditi, ma bensì a un qualunque impiegato di un qualunque CAF che dovrà predisporre il certificato ISEE … alla faccia della privacy!

Questa è l’Italia del cambiamento, delle nuove normative per la crescita, delle regole per lo sviluppo e la competitività.

Comunque, in tutto questo, ci si mettono anche i social network e noi stessi che non abbiamo ancora le idee chiare di cosa significa postare una foto, inserire un testo sul nostro diario Facebook, comunicare con gli altri senza esporci inutilmente.

Spesso agiamo senza renderci conto che siamo noi stessi a violare la nostra privacy, a mettere in vetrina i nostri dati sensibili.  Al riguardo ecco qui di seguito un interessante filmato belga che dovrebbe risultare esplicativo in tal senso.  Signori! State attenti alla vostra privacy, perchè ci sono occhi indiscreti che attentano.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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