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La piattaforma petrolifera Ocean Endeavour

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È apparsa all’improvviso una notte di questa estate palermitana nella zona del porto.

Illuminatissima e altissima, ai palermitani è sembrata la sagoma di un albero di Natale un po’ prematuro per il periodo. È invece la piattaforma petrolifera “Ocean Endeavour” che è stata riparata da Fincantieri Palermo nei mesi scorsi.
Ma nei primi giorni di luglio nel porto di Palermo è stata presente anche “Rainbow Warrior“, la celebre nave di Greenpeace che da quasi quarant’anni combatte in favore dell’ambiente.
Nella foto qui sotto si vedono gli attivisti di Greenpeace sulla loro imbarcazione mentre sventolano un manifesto con la scritta “U mari nun si spirtusa” e sullo sfondo la piattaforma petrolifera ancora in restauro dentro Fincantieri.

La presenza di Rainbow Warrior a Palermo è nata per l’allarme che da tempo è scattato nell’isola in merito al progetto dell’eni chiamato “offshore ibleo” che prevede trivellazioni marine nel Canale di Sicilia a largo della costa fra Gela e Licata, nonostante i possibili danni geologici e i rischi di terremoti che si potrebbero innescare e che i sismologi hanno più volte segnalato.

Il Governatore della Sicilia, Crocetta, nel 2013 ha negato l’autorizzazione all’eni, ma qualcosa dopo deve essere “scattato”, considerato l’arrivo di “Ocean Endeavour” con la sua importante commessa che ha dato lavoro a Fincantieri ma anche con la sua “ombra lunga” che sinistramente si proietta sul Mar Mediterraneo.
Ancora una volta le nostre acque sono al centro di incontrollabili interessi economici e, temiamo, possano anche essere stati oggetto di “ricatto” nei confronti dell’amministrazione regionale che sembra aver abbassato la guardia proprio in funzione della importante commessa arrivata “chissà come” a Fincantieri (al posto della rottamazione della Costa Concordia). In sostanza la Regione Sicilia potrebbe aver mollato nel suo braccio di ferro con l’eni proprio per il lavoro concesso al cantiere navale di Palermo.

Da due giorni “Ocean Endeavour” se ne sta al largo della spiaggia di Mondello, sempre piena di luci e di proiettori che illuminano quella maledetta trivella, quasi fosse un vanto da esporre al mondo a dimostrare la propria potenza.
Ma quando si allontanerà dal golfo di Palermo temiamo fortemente che la sua destinazione possa essere a largo della costa gelese a scassarne, sfondarne e succhiarne i fondali, mettendo a repentaglio i già precari equilibri marini e, di conseguenza, anche la sicurezza del popolo siciliano.

La Sicilia quindi è attaccata e violentata da terra (col MUOS) e dal mare (con la migrazione nord-africana e con questo folle progetto eni che prevede otto pozzi, gasdotti e la piattaforma in mare)… non ci resta che aspettare qualche nuova iniziativa “via cielo” (e l’aeroporto militare “nato” ne ha tutte le prerogative) che possa completare tutte le tipologie di violenza e di prepotenza sul nostro territorio.

Autore dell'articolo: admin

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