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La Rai ha il diritto di censura?

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I telespettatori DOVREBBERO AVERE DIRITTO ALL’INFORMAZIONE ma i media, e la RAI in particolare (pur essendo televisione pubblica per cui si paga addirittura un canone) ritiene invece di POTER VANTARE DIRITTO DI CENSURA.
 
Avevamo segnalato giorni fa un intelligentissimo siparietto satirico che Ficarra e Picone avevano improvvisato durante la serata di gala di TAOBUK a Taormina per neutralizzare la solita ridicola autocelebrazione di un politico al termine del proprio incarico istituzionale. In questo caso a essere colpito era stato il Presidente uscente della Regione Sicilia, pronto, come tutti i suoi omologhi colleghi, a sbrodularsi di auto-elogi alla prima occasione possibile in cui poter sfruttare il mezzo televisivo o mediatico.
Già qualche giorno prima i siciliani si erano dovuti sorbire l’autoglorificazione di leoluca orlando in qualità di ex-sindaco di Palermo, stavolta dunque quella di musumeci è apparsa proprio strabordante e i comici siciliani Ficarra e Picone sono intervenuti “a braccio” per stigmatizzarne almeno in parte i contenuti.
 
Ebbene, la RAI si è permessa di tagliare le simpatiche contestazioni dei due comici e i fischi del pubblico permettendo così a musumeci di uscire indenne dalla pubblica contestazione.
 
Vi riportiamo di seguito una dichiarazione al riguardo del Deputato regionale Claudio Fava:
 
“Quanto accaduto sabato scorso, con la messa in onda censurata, su Rai 1, della registrazione della serata di gala di Taobuk non è solo imbarazzante ma grave.
Un inaccettabile intervento di censura per non far conoscere al
pubblico italiano i fischi rivolti al Presidente Musumeci dagli
spettatori di Taormina.
Eliminare l’intervento satirico di Ficarra e Picone e le reazioni
della platea del teatro greco al comizio improvvisato dal Presidente della Regione è un atto che non può passare sotto silenzio.
Chiediamo che il direttore di Rai1 venga audito in Commissione
parlamentare di vigilanza per spiegare le ragioni di una scelta così grossolana e profondamente irrispettosa dei telespettatori, a maggior ragione perché compiuta dal principale canale del servizio pubblico.”
 
Più che di diritto all’informazione i media dovrebbero attenersi all’ONESTA’ D’INFORMAZIONE, una roba che ormai sembra diventata merce rara, almeno per le televisioni generaliste.

Autore dell'articolo: admin

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