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La guerra in maschera

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La comunicazione in maschera, la vera arma del terzo millennio in mano alle lobby che influenzano i comportamenti (peggiori) dei più potenti governi mondiali, utilizza tutti i condizionamenti psicologici derivanti dalla falsa informazione, sia per alterare le opinioni delle masse popolari, sia per forzare la mano alle amministrazioni degli stati meno allineati alla condotta dominante in campo internazionale.

In tutto questo, e come sempre, i “piani” partono dagli usa, che nel bene, ma soprattutto nel male, dettano tempi, condizioni, strategie, interventi, e “protocolli” per cambiare a loro piacimento gli eventi della storia mondiale. Agli usa, e in particolare al pentagono, alla cia e ai servizi segreti collegati, non ultimo il mossad israeliano, sono da addebitare quasi tutte le vicende che scrivono la cronaca contemporanea.

Non meravigliamoci dunque che, dopo aver armato e successivamente distrutto l’Iraq (che in quei tempi tutto era tranne che un pericolo mondiale), dopo aver intrallazzato oscenamente in tutto il medio oriente, in Africa e nella stessa Europa, dopo aver messo nel mirino anche l’Iran, facendo sempre apparire al resto del mondo i propri obiettivi da demolire come i più grandi “mali contemporanei”, gli stati uniti d’america continuino ancora a interferire impunemente e pericolosamente nelle faccende internazionali generando, di conseguenza, fenomeni sociali, guerre, mostruosità storiche ed eventi di difficilissimo controllo che stanno stravolgendo la vita di milioni di individui su tre interi continenti.

Purtroppo “l’america” non è Obama, gli usa sono un cocktail di componenti promiscue ed eterogenee che tentano di dominare le une sulle altre; le dimostrazioni di questi conflitti stanno nelle difficoltà incontrate dallo stesso Presidente nei suoi interventi sulla sanità pubblica e nella lotta contro le lobby delle armi.
Che pensino ai loro gravissimi problemi nazionali di delinquenza giovanile, di razzismo estremo, di sparatorie giornaliere nei supermercati e nelle scuole, di finanza edulcorata, di terrorismo interno ecc. ecc., invece di rompere le scatole al resto del mondo per le solite infami finalità economiche e di dominio territoriale mascherate da politiche estere di equilibrio internazionale portatore di pace e benessere.
Le strategie usa nel mondo non hanno mai portato né pace né benessere (fatta eccezione, forse, per l’intervento contro il nazifascismo), hanno piuttosto dato il via a situazioni di grave squilibrio planetario, basti ricordare, dopo lo scempio del Vietnam, gli attentati di massa nel mondo, iniziati proprio per combattere gli americani e che hanno finito per uccidere migliaia di innocenti cittadini non-statunitensi, le terribili guerre scoppiate in Libia e in Iraq dopo le deposizioni dei due relativi dittatori (mu’ammar gheddafi e saddam hussein), l’attuale situazione in Afghanistan, in Nigeria, in Sudan, in Somalia, e oggi, attualissima e drammatica, la guerra in Siria che ha implementato a dismisura il fenomeno della migrazione verso gli stati europei.

Dovunque si “muovono” gli stati uniti creano sventure, ma la cosa più grave è che negano e negheranno sempre di essere coinvolti nel generare le catastrofi, somigliano sempre più a quei bambini che si trastullano al “gioco del soldato”, prima assestano un terrificante schiaffo al malcapitato e poi fanno finta di essere innocenti di “passaggio”.

In un interessante articolo del 3 settembre sul suo blog, il giornalista Maurizio Olinto Blondet, segnala che la drammatica fuga dei Siriani dalla propria terra verso le nazioni europee potrebbe essere interrotta ponendo fine alla guerra interna in Siria, ma gli statunitensi, pur avendo le potenzialità al riguardo, non fanno assolutamente nulla per far cessare questo strazio.
Hanno piuttosto creato una “zona di sicurezza”, << che continuano o ad allargare e quando l’armata siriana ha provato ad attaccare, l’aviazione turca e quella israeliana hanno aggredito le forze siriane, evidentemente per difendere questi “santuari” creati allo scopo di proteggere i terroristi jihadisti. Gli usa potrebbero eliminare l’isis in un mese, tagliando i rifornimenti che arrivano dalla frontiera turca di Oncupinar per poi essere scaricati al Califfato; basterebbe che la Turchia fosse obbligata a smettere questo traffico, e la guerra finirebbe senza nemmeno far entrare truppe in territorio siriano. I profughi siriani tornerebbero a casa loro, l’orrore finirebbe…>>.
Quindi i primi a sostenere l’isis e questa assurda guerra in Siria “sembrerebbero” (concediamo agli usa il beneficio del dubbio) proprio gli americani, che quasi certamente stanno dietro persino alla nascita di questo nucleo armato di estremisti combattenti, che religiosi sono solo per darsi una etichetta e una “motivazione” per tagliare teste. Le domande che sorgono spontanee sono:
* chi li ha armati fino ad oggi;
* chi ha curato le “sceneggiature” da film horror degli assassini di civili che appaiono mistificati almeno di fronte le telecamere per rendere più cruenti gli impatti visivi e le conseguenti reazioni emotive delle masse popolari?
* chi ha interesse a distruggere anche la Siria, dopo la Libia e l’Iraq?
* chi vuole creare a proprio “uso” e consumo un esercito di baubau neri per terrorizzare il mondo?
* chi li ha finanziati? Ricordiamoci che senza armi e soldi a palate non si può creare un gruppo di “mercenari” di questa portata.

Appare ancora più grave, in quest’ottica, la dichiarazione del generale statunitense martin dempsey che, mascherato anche lui da grande sociologo super partes, ha detto candidamente: “Il massiccio afflusso in Europa di rifugiati dalla Siria e dal Nord Africa rappresenta un enorme problema, con cui bisognerà probabilmente fare i conti per i prossimi venti anni.

Certamente! Se gli usa per altri 20 anni continueranno a foraggiare questo genere di guerre in Africa la durata del fenomeno sarà direttamente proporzionale …. anche lui come Colombo, ha scoperto l’america.

Blondet termina il suo articolo facendo notare che i terroristi in guerra contro assad sono alimentati dai sauditi, addestrati dagli americani, sostenuti dalla Turchia, e i feriti dell’isis sono curati negli ospedali israeliani.
Ma che diavolo di guerra è mai questa!
Giù la maschera!

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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