Senza tornaconto il conto non torna

Inserito da Sergio Figuccia
Nov 28 2017
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L’era di Babele continua a mietere vittime, sia fra i lavoratori sia fra gli utenti che dalle loro prestazioni dovrebbero trarne esclusivamente dei benefici, peraltro pagati profumatamente.

 

I famelici datori di lavoro di oggi non riescono più a concepire semplici prestazioni di servizio senza stiracchiamenti estremi dei guadagni, risparmiando spudoratamente sui costi di gestione e sulla qualità dei servizi offerti, magari anche con un’assidua e perniciosa farcitura di proposte commerciali.

Il profitto dev’essere spinto al massimo del “possibile”, e dovendo fare i conti con la spietata concorrenza globale e con una mentalità strozzina che ha ormai permeato l’intera società contemporanea, tutte le aziende, sia nel pubblico che nel privato, devono fare assolutamente “numeri” (come si dice in gergo manager-demenziale), magari sfruttando il più possibile la disponibilità dei lavoratori, sottopagandone le prestazioni e spremendo all’osso i malcapitati clienti.

Si potrebbero fare infiniti esempi di assurdità di questo genere, tuttavia mi limito a citarne due, una in ambiente pubblico e l’altra in quello privato.

Fra i servizi spicca, per la sua estrema inefficienza e problematicità, il comparto della sanità pubblica. Ma avete mai riflettuto sul momento in cui è iniziato questo scempio? La risposta è semplice: da quando i politici da strapazzo del nostro Paese hanno voluto trasformare gli ospedali, gli uffici e tutte le strutture sanitarie in vere e proprie “aziende” produttive, convertendo così i dirigenti medici in aggressivi manager, i pazienti in “clienti” da spremere e gli organismi pubblici in fruttifere “macchine da profitto”, cosa del tutto fuori da qualsiasi logica sensata e civile, considerando che di servizio pubblico si tratta e che il “bilancio aziendale” di un ospedale può risultare positivo solo lucrando turpemente sulla salute di cittadini.

Nel privato un emblematico esempio si trova facilmente pensando alle compagnie aeree, una volta, quando ancora erano pubbliche, si chiamavano “compagnie di bandiera”, oggi invece, dopo la tempesta di privatizzazioni, sono veri e propri carrozzoni che si scippano “a morsi” i clienti a colpi di ribassi sui prezzi dei voli, ma che cercano disperatamente di spremere denaro dalle tasche dei viaggiatori vendendo durante i viaggi prodotti commerciali di tutti i generi e persino biglietti del “gratta e vinci”. I voli sono diventati un tormento per i viaggiatori, prima in aereo ci si poteva riposare schiacciando magari un pisolino ristoratore, oggi è un continuo viavai, da una punta all’altra del velivolo, degli assistenti di volo, trasformatisi ormai in venditori ambulanti dagli scriteriati e avidi management delle compagnie aeree.  Ti propongono di tutto: dai cibi preconfezionati (una volta gratuiti), agli orologi di qualsivoglia qualità, dai profumi dozzinali agli alcolici di marca, dai biglietti della lotteria a periodici e riviste più o meno patinate. E’ uno strazio commerciale che dura per tutto l’intero volo, facendo credere al povero viaggiatore di stare al centro di un mercatino rionale.

Al riguardo Ryanair spicca fra tutte le compagnie low cost, è la più aggressiva dal punto di vista commerciale e quella che pretende di più dai propri dipendenti. Guai a non vendere a sufficienza durante i voli! Si rischia il licenziamento.

Recentemente (cliccare qui  per leggere il relativo articolo de “ilmattino.it) un assistente di volo è stato ufficialmente censurato da Ryanair, e penalizzato con riduzione del riposo compensativo, per non aver venduto abbastanza durante i voli in cui era di turno.

Per carità! E’ vero che Ryanair ha incamerato nel solo 2016 ben 2 miliardi di dollari dalla sola vendita dei prodotti a bordo, ma se tali introiti sono così importanti, perché non rinominare la compagnia in Ryanmarket e trasformarla in un bel centro commerciale?

Questa è la dimostrazione di come la storia sia solo un’alternanza di corsi e ricorsi. Ogni inizio di millennio è da sempre caratterizzato dal successo dei mercati e del commercio globale; così è stato dopo l’anno 1.000 (d.C), nell’XI secolo, e così sta avvenendo dopo il 2.000.

Tuttavia è pura follia trasformare la prestazione di un servizio in mera attività commerciale, anche il profitto deve avere i suoi limiti … e non lo dico io, che sono nessuno, l’ha più volte rimarcato Papa Francesco.

 

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