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Social, fonti di orrore artistico e culturale

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I Social hanno esaltato la mediocrità in ambito nazional-popolare.
Sembrano lontanissimi i tempi in cui per apparire in televisione o al cinema occorrevano talento e capacità, nonché un “minimo” di gavetta per non apparire in pubblico totalmente privi di preparazione.
Oggi tutti sono attori, registi, giornalisti, videomaker, cineoperatori … ovviamente a prescindere dalle qualità possedute, anzi, sembrerebbe proprio il contrario: meno valenza viene riscontrata nelle varie “performance” (chiamiamole così) e più riscontro sembrano avere sul web e sugli stessi media che attingono continuamente alla rete, proprio per mancanza di idee nuove; d’altra parte sono state proprio le televisioni, sia pubbliche che private, a lanciare “capolavori dell’orrore mediatico” come “il grande fratello”, “l’isola dei famosi” e amenità del genere, che tuttavia hanno riscontrato purtroppo un successo popolare enorme, evidenziando l’infimo livello culturale medio delle nostre masse popolari.
La melma compatta che ristagna nella sfera della comunicazione e dell’intrattenimento si accresce sempre più proprio grazie ai principali social che sono una fucina continua di “letame culturale e artistico” che ricopre tutto come un magma osceno eruttato da un vulcano in piena attività e dove purtroppo tendono a sprofondare anche operatori di buon livello, costretti come sono ad essere presenti in rete perché non ancora inseriti nei circuiti professionali.

Al riguardo ho trovato un interessante articolo postato su Facebook da Alessandro Vizzino, apprezzato scrittore ed editore.

Ve ne ripropongo l’intero testo:


 

<< YOUTUBER…
Esiste ormai la figura del “Youtuber”, gente che, di solito senza arte né parte, si presenta con le proprie sciocchezze davanti a una webcam e, talvolta, con qualche buon rudimento di video-editing. Come in ogni ambito, ci sono “Youtuber” più preparati e altri davvero ridicoli, che si limitano a raccontare fiumi di cazzate farcite, spesso, di infinite volgarità gratuite. Ragazzini e adolescenti impazziscono per loro. E da lì stanno attingendo televisione e cinema, per trasformare in fenomenti mediatici un manipolo, certamente arguto, di video-buffoni. Da lì escono Frank Matano, probabilmente quello diventato più popolare con film, apparizioni e giurie varie televisive; la “make-up artist” Clio Zammatteo; il “tormentone estivo” Fabio Rovazzi; e “Willwoosh” (al secolo Guglielmo Scilla: ricordate, tra le ultime, la fiction dello scorso anno, su RaiUno, “Baciato dal sole”?). Solo per citarne alcuni. Poi ci sono quelli tipicamente adolescenziali, e non vorrei far torto a coloro che dimentico, come “Cane Secco”, “FaviJ” (protagonista anche di un album di figurine), i “Pantellas”, e la lista potrebbe essere davvero infinita. Così si sfornano (insieme ai “Talent show”, non dimentichiamocelo) gli attori, i comici e i personaggi dell’oggi e del domani, sfruttando un serbatoio composto da individui senza alcuna gavetta e meriti, ad eccezione, questo va detto, della furbizia. Qualcuno obietterà che è il “segno dei tempi” (per dirla alla “Prince”), e forse è così; che è il risultato della “rete” e dei suoi meccanismi. D’accordo, sarà il segno dei tempi, ma a mio avviso è anche il segno della deriva assoluta della società attuale, dove scorciatoie e sotterfugi continuano sempre più a prevalere su formazione, lavoro e merito reale. La deriva di una fogna a cielo aperto chiamata Italia e, più in generale, di quel mondo “globale” che molti hanno agognato e che oggi sforna, tra le varie macerie a tutti ben visibili, anche gli “Youtuber”. Persone, non perdiamo di vista quest’aspetto, che acquisiscono fama e, di conseguenza, palate di denaro. Anche pubblico, talvolta. >>


 

Nel gigantesco gregge generato dai social, le poche “pecore nere” sono quelle che hanno capacità e talento, ma restano comunque invischiate nella massa informe di individui mediocri con la sciocca aspirazione di una effimera notorietà.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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