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Le malefiche conseguenze delle narrazioni distorte

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Sono immagini terribili, che altre volte abbiamo già visto, ma fanno lo stesso malissimo e suscitano un moto incontenibile di dolore e rabbia insieme. Le bare allineate a decine, le piccole bare bianche, i fiori che la pietà umana tardiva ha deposto su di esse, le lacrime e l’angoscia dei parenti. E questi sentimenti non si chiamano “buonismo” come tanti perversi esponenti politici della Lega e di Destra hanno cercato di convincerci, manipolando tragicamente l’etica e la psicologia.
Si chiama umanità, quella trama connettiva delle civiltà umana senza la quale sprofonderemmo in un abisso di barbarie e violenza senza ritorno; senza la quale tutto ciò che succede fuori del giardinetto di casa mia non mi riguarda e non mi appartiene, anzi lo percepisco come minaccia. Esattamente al contrario di come ci diceva Terenzio, schiavo liberato romano, immigrato ante-litteram di duemila e duecento anni fa, quando introdusse il concetto di “humanitas” riprendendolo da Menandro: sono un essere umano e tutto ciò che è umano mi riguarda.
Questa immane tragedia ha probabilmente più di una causa e di un responsabile, che ci auguriamo che le indagini possano portare in luce. Ma badiamo bene a individuare e riconoscere con chiarezza lo sfondo sottoculturale aberrante che ne costituisce il contesto storico-situazionale.
Per anni, per periodi lunghi in maniera continua e martellante in rapporto a contingenti motivi di ordine elettorale, ci è stato detto da Salvini e i suoi accoliti di una emergenza migranti (mai esistita) e dei suoi pericoli immani, dell’esigenza di proteggere le frontiere, del pericolo di un’invasione incontenibile che avrebbe danneggiato la società e l’economia.
Per mesi e per anni ci hanno voluto convincere che questi disperati siano il vero problema della nostra nazione e una minaccia tremenda alla nostra integrità culturale. Una narrazione nettamente basata su elementi paranoicali, che ha cercato di colludere con gli aspetti più grossolanamente emotivi e irrazionali della mente collettiva, facendo appello alle paure ataviche più incongrue, agli egoismi più biechi che sconfinano nella crudeltà.
E’ una narrazione che in certi momenti è diventata centro e orientamento del discorso politico e che senza alcun dubbio ha portato qualche cartellata di voti in più a questi infimi personaggi, molti dei quali oggi ce li ritroviamo al governo con le loro affermazioni empie e rivoltanti, rigettate persino dai loro compagni di merenda.
Non scordiamoci che qualcuno si è spinto fino a dire – o alludere chiaramente – che il modo migliore per diminuire gli sbarchi e le partenze è quello di non soccorrerli, proponendo una colossale assurdità logica e morale: per evitare che partano e rischino di annegare, bisogna scoraggiare le partenze facendoli annegare. Questa è la matrice che oggi non possiamo trascurare quando attoniti e interdetti cerchiamo di comprendere perché nessuno ha salvato i migranti e i loro bimbi sulle coste calabre. Questo è lo sfondo di non-senso che può aiutarci a comprendere questo disgustoso rimpallo di responsabilità tra Frontex, Guardia Costiera, Ministero.
La priorità non era salvarli, è questa la verità indicibile, ma controllarli; le priorità, grazie alla disumana narrazione sul problema dei migranti, non sono le operazioni di soccorso ma quelle di polizia; e se sono così irresponsabili – mentre fuggono da torture, guerre, catastrofi, massacri, o “semplicemente” da fame e povertà – da prendere il mare in acque agitate, peggio per loro e per i loro figli!
L’unica tenue e residua speranza rispetto al lavoro sporco e disuamano di questa destra razzista e spietata, e alla inconsistenza inefficace di una sinistra impalpabile ancorché vociferante, è che qualcuno cominci a cambiare il registro narrativo, prenda le distanze dalle distorsioni confusive del linguaggio salviniano e cominci a porre le basi per affrontare il problema tremendamente sconfinato e difficile dei migranti sulla base di una realistica complessità geopolitica internazionale e non cavalcando l’onda malefica delle becere semplificazioni ad uso della parte più cinica e incolta della nostra comunità umana.

Autore dell'articolo: Daniele La Barbera

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