Palinsesti intelligenti per spettatori deficienti

Pubblicato il: 26 aprile 2010 alle 1:44 pm

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La “genialità” manageriale italiana si manifesta in tanti modi; per esempio Marchionne (che non è un Re della mitologia greca, magari figlio di Minerva e di un pastore mongolo, come potrebbe sembrare un essere con quel reboante e fragoroso cognome) dichiara di non avere esuberi nella nuova campagna Fiat di frantumazione aziendale, ma chiude ugualmente un intero stabilimento a Termini Imerese con un migliaio di licenziati. 

Per lui, evidentemente, gli “esuberanti” sono impiegati euforici, da ritenere tanto soddisfatti del proprio tenore di vita da poter essere rimandati liberamente a casa, senza il rischio di possibili scrupoli di coscienza da parte sua.

 

Un altro esempio è quello dei dirigenti televisivi, qualsiasi sia la rete di riferimento, sia essa pubblica che privata. Sono menti sublimi, ingegni creativi di rara grandezza.
Investono denaro a palate per acquistare o realizzare fiction, e poi le interrompono improvvisamente durante la programmazione perché i telespettatori che si sono interessati a questi sceneggiati sono risultati essere solo 6/7 milioni, invece dei previsti 10/11 milioni…alla faccia di quei 6/7 milioni che restano lì a bocca aperta a ripetersi: ma come finisce la storia?…ma chi è l’assassino?…sarà riuscito il nostro eroe a sconfiggere i malavitosi che gli hanno rapito il criceto a cui era tanto affezionato?
 
Ma non basta! I gran dementi…scusate… le grandi menti hanno scoperto un altro brillante metodo per aumentare l’audience (almeno secondo l’ultima moda in fatto di guerre mediatiche fra emittenti televisive): il palinsesto dinamico.
Ecco un esempio esplicativo.
Ad inizio di stagione “Tele Mostro” vara una nuova serie noir dal titolo “Tost”, la storia di un gruppo di disperati che lottano fra loro per la sopravvivenza su una sperduta isola di natura vulcanica, dove cresce solo l’albero del pane ed è possibile mangiare solo bruschette arrostite sulla lava.  
I dirigenti dell’emittente decidono di  trasmettere le puntate stagionali ogni lunedì sera in prima serata.
Ma, improvvisamente, “Rey2”, per controbattere all’audience della stazione televisiva concorrente, decide di inserire proprio il lunedì sera alle 21 una fiction, intitolata “Most”, su una comitiva di turisti dispersi in Libia che sopravvive in un’oasi bevendo solo una strana bevanda da loro prodotta pigiando con i piedi un frutto locale.
La gente non sa più cosa guardare e “Tele Mostro”, per ritorsione a “Rey2” sposta la trasmissione di “Tost” al giovedì mattina alle 7 e 15, almeno nel primo mese; poi attesta invece il programma la Domenica pomeriggio alle 16 e 30, per ribattere agli ascolti delle partite del campionato di calcio retaggio di “Rey2”.
“Rey2” non sta lì a guardare e si fa sotto (non nel senso della paura); sposta di sorpresa “Most” al mercoledì notte, proprio mentre la sua antagonista sta trasmettendo “Patrix”, un talk-show su temi politico-religiosi e, a quel punto “Tele Mostro” trasloca “Patrix” in contemporanea a “Protestantesimo” all’alba di ogni martedì.
 
E la gente davanti al video che fa?
Prima cerca di seguire “Tost” comunque, migrando da un orario all’altro, magari non dormendo la notte o svegliandosi alle cinque del mattino come ogni buon coltivatore diretto. Poi tenta di vedere anche “Most” registrandone le puntate, ma in seguito sbagliando gli orari del timer si accorge di aver registrato gli ultimi episodi de “L’Isola dei rincoglioniti”, un reality sempre sul tema di poveri disgraziati su una povera disgraziata isola, ma con argomentazioni altamente intellettualistiche.
Infine decide inesorabilmente, con opportuna arguzia e sopraggiunta saggezza televisiva, di mandare tutti a FANCULO, con buona pace dei manager TV che hanno fatto investire alle loro aziende cifre stellari per la programmazione di quelle stesse trasmissioni sottoposte in seguito a questo ping-pong fra i giorni e gli orari della settimana.
Vincere con queste trovate grottesche la guerra dell’Auditel (la cui certezza di vaticinio peraltro è tutta da dimostrare) è la classica vittoria di “Pirro”, oltre che un’offesa ai telespettatori che poi sono i veri sostentatori dell’intero sistema televisivo nonché i destinatari di prodotto.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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