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Google! Ho inghiottito la conoscenza

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Un tempo c’erano le enciclopedie e gli agenti culturali che te le vendevano direttamente a domicilio. 

Chi di voi non ha conservato a casa trenta o quaranta volumi, da tre chili l’uno, della Treccani, dell’Utet o della De Agostini? Negli anni ’60/’70, quando i settantenni di oggi erano ancora giovani studenti che dovevano alimentarsi di conoscenza per poter crescere intellettualmente, questi pesantissimi tomi invadevano le nostre librerie e costituivano la base fondamentale dei nostri studi e delle nostre ricerche scolastiche.

Oggi questi enormi volumi fanno ancora bella mostra sui nostri scaffali, ma vengono “consultati” esclusivamente da ragni e pesciolini d’argento, simpatici animaletti che però con la “cultura” non hanno nulla da spartire se non nell’accezione letterale di “allevamento” … e le vecchie enciclopedie hanno fatto proprio la fine di contenitori per l’allevamento degli “insetti mangiacarta”.

Il mondo è cambiato in “comode rate“, come quelle che a suo tempo sono servite a pagare quei grandi libri e lo scibile umano (di allora) in essi contenuto. La prima di queste “rate” di cambiamento epocale è quella che ci ha “regalato” i CD-ROM e i DVD. La Generazione Z li ricorda a malapena perché, come tante altre porcherie consumistiche che vengono varate a livello globale per fare business sulla transizione fra una tecnologia e l’altra, si sono visti sul Pianeta Terra per un periodo limitato, giusto il tempo per fregare denaro a palate alla gente prima di lanciare le pen-drive (chiavette USB) che peraltro già esistevano. Quindi i volumi cartacei vennero sostituiti inizialmente dai CD-ROM e poi dalle chiavette con la memoria sufficiente ad archiviare i dati di oltre una decina delle vecchie enciclopedie.

Ma l’ultima rata, forse quella “a saldo“, del cambiamento della nostra società è quella che ha portato all’ascesa planetaria di GOOGLE, che fa pensare subito alla celebre locuzione latina “nomen omen“, cioè “il destino nel nome“, e questo mostruoso portale internet ha proprio nel suo onomatopeico nome la perfetta esplicitazione del nostro destino.

L’intera cultura umana, lo scibile completo accumulato in migliaia di anni dall’umanità è stato racchiuso in un mondo digitale consultabile semplicemente scrivendo poche parole all’interno di un rettangolino presente sul monitor di ogni computer e di ogni cellulare del mondo intero. La conoscenza viene ingoiata in pillole digitali da miliardi di utenti come una sorta di droga sintetica che così fa credere agli ignoranti e ai “portatori di mediocrità” di essere onniscenti, e sapienti come semidei.

Così basta un “google” per ingurgitare in un sol colpo vent’anni di studi scolastici e universitari, per assimilare le competenze di scienziati, intellettuali e sapienti di qualsiasi campo. Così con un click si permette a qualsivoglia mentecatto di argomentare nei salotti, sui social o nelle chat alla stregua di ingegneri, medici, scienziati e luminari da Premio Nobel. Ovviamente si tratta di una mera illusione, l’ignorante resterà sempre tale nonostante questa terapia gratuita di NOZIONISMO inculcato dalla rete, ma lui non lo comprenderà mai, perché crede nel “vincere facile“, nel poter ottenere con estrema semplicità tutto ciò che gli altri hanno acquisito con decenni di lavoro, di esperienza e fatica sui libri scolastici e universitari. 

Comunque, al di là di tutto quello che ci viene trasmesso dai media, dai social e da Google, deve esserci sempre nella mente di ciascun utente la capacità psichica di comprendere, valutare e giudicare che solo l’intelligenza umana (e non certo quella artificiale) può concedere. Tutto il resto è solo un’inutile accozzaglia di dati fini a se stessi che non concedono alcun carisma intellettuale a chi ne fa ostentazione al prossimo per appagare il proprio ego.

 

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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