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Troppo potere ai social media

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Il mondo dei social, che offrono servizio pubblico tuttavia gestito in modo privatistico, è un po’ come la Luna, un specie di corpo astrale che conosciamo tutti solo per il suo lato visibile, ma del quale ignoriamo totalmente le caratteristiche relative al lato nascosto.
La faccia oscura della Luna l’hanno vista solo gli astronauti, mentre per tutti gli abitanti della terra resta un vero e proprio mistero.
Coloro che conoscono realmente tutte le dinamiche dei social media nella loro complessità, possono essere dunque paragonati ad un esiguo numero di astronauti, competenti in materia “aliena” o per gli studi specifici svolti, o per la straordinaria esperienza conquistata sul campo lavorando a fianco di tutor qualificati.
Quindi per la grande massa di utenti approssimativi fruitori dei social le vere opportunità e i reali business, derivanti da una maggiore conoscenza di questo mondo alieno, resteranno sempre totalmente sconosciuti.
Centinaia di milioni di utenti di Google, YouTube, e Facebook, solo per citare i maggiori marchi, si accontentano di postare giornalmente “qualcosa” per ottenere un po’ di visibilità fra i loro “amici”, magari nella mera illusione di diventare vere e proprie celebrità del web, permettendo però di fatto, con la loro attività spesso mediocre e con scadenti contenuti, i reali profitti dei colossi informatici che hanno realizzato le relative piattaforme.
Esistono però anche aziende che riescono a fare grandi business, sfruttando proprio il lato “oscuro” ai più, che permette di valorizzare a pagamento la diffusione dei contenuti nel migliore e redditizio modo possibile.
Tutto ciò dimostra che i social, in pratica, si sono di fatto impossessati di tutti i dati sensibili dei loro utenti, di intere banche dati di livello mondiale e si arrogano pure il potere di disconnettere improvvisamente gli account, magari senza alcuna preventiva comunicazione anche a grandi utenze a pagamento.
Guardate, per esempio, questo video postato da Marco “Monty” Montemagno, grande guru della comunicazione e conoscitore del “pianeta social”, un webnauta che si è visto un giorno sparire sotto il naso un intero canale su YouTube con oltre mille video caricati da anni.


In sostanza dunque abbiamo, da un lato uno strapotere dei social network, che nessuno riesce più a frenare o a limitarne la tracotanza, con lo sfruttamento sistematico dei nostri dati e dei contenuti che vengono pubblicati in rete, dall’altro un enorme numero di utenti a livello planetario dei quali solo pochissimi, rispetto alla grande mediocrità della massa, riescono ad utilizzare al meglio le grandi capacità divulgative dei social, traendone benefici economici o business di alta fascia; ma questi ultimi pagano per questo genere di prestazioni, contrariamente ai milioni e milioni di utenti che pubblicano gratuitamente le loro facezie, contribuendo di fatto all’enorme successo dei social in termini economici e di potere strategico.

Sono stati dunque la gratuità del servizio e la vanità di gran parte della massa di utenti, sempre alla continua ricerca di una illusoria popolarità, a rendere ricchi e acclamati i gestori dei social media mondiali che, a loro volta, mettono a disposizione il loro enorme potere divulgativo solo a coloro che pagano per il comune tornaconto.

Niente su questo mondo, il Pianeta Terra, è realmente gratuito; si paga tutto in un modo o nell’altro e “chi vuole la Luna” (vedere inizio di quest’articolo) deve prenderla anche col suo lato oscuro e con le conseguenze connesse.

 

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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